BUONA LETTURA

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Lo stress ci mette alle corde?

E noi combattiamolo a tavola

a cura della dott.ssa Morena Franco

Le conseguenze di uno stato continuo di ansia e stress si manifestano sia sul corpo che sulla mente. Il cervello ha stretti contatti con l'intestino, non a caso chiamato il “secondo cervello”, le cellule di entrambi i cervelli parlano la stessa lingua chimica, usano gli stessi mediatori, neurotrasmettitori e ormoni.

Pertanto, quando noi mangiamo, non ci limitiamo a fornire energia al nostro corpo. Il cibo influenza anche il sistema nervoso, endocrino e immunitario.

Una situazione prolungata di stress può quindi stimolare l'accumulo o la perdita di chili e il cibo può addirittura rivelarsi una sorta di “conforto": alcuni alimenti possono influire direttamente proprio sulla resistenza alle situazioni stressanti, altri invece possono incrementare lo stress.

Una delle reazioni più comuni allo stress è quella di rifugiarsi in cibi molto salati o molto dolci, poiché entrambi i sapori possono dare una blanda sensazione di calma; peccato che l'organismo reagisca aumentando lo stress fisico e psichico: pizzette, patatine, salatini, biscotti, torte ecc. sono tutti prodotti ad alto indice glicemico che alzano l'insulina e quindi il cortisolo (ormone dello stress), innescando un circolo vizioso.

Meglio rifugiarsi in verdure crude e cotte, nella frutta fresca (tutto rigorosamente di stagione), in cereali integrali (per le vitamine B, necessarie per produrre energia e per la salute del sistema nervoso centrale), nei semi oleaginosi (frutta secca e semi) contenenti grassi ma di qualità, tutti alimenti che hanno un effetto lenitivo e possono stimolare la produzione di endorfine, utili per migliorare sonno e umore. 

Aumenta il consumo di  mandorle che contengono magnesio, calcio e selenio, minerali capaci di regolare stress, ansia e depressione (il magnesio si trova anche nelle verdure a foglia verde e nei semi di girasole). Regalati anche una piccola concessione al dolce con il cioccolato fondente (minimo 80% di cacao), un grande amico del buonumore.

Quanto alle bevande, la soluzione non sta certo nelle bevande alcoliche o eccitanti contenenti caffeina o teina, molto meglio il tè verde, ricco di antiossidanti, o il rooibos, assolutamente privo di teina.

Anche gli orari sono importanti: una cena ricca seguita da una colazione povera aumenta la produzione di cortisolo, che a sua volta alza lo stress fisico e psichico.

Per tenere a bada lo stress, molto meglio una buona e sana prima colazione e una cena frugale, dormirai meglio e ti alzerai di buon umore.

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Alimenti afrodisiaci

tra leggende ed evidenze scientifiche

 

 

a cura della dott.ssa Morena Franco

Gli alimenti afrodisiaci possiedono dei nutrienti che stimolano gli ormoni sessuali e migliorano la salute degli organi sessuali oppure sono alimenti che aumentano la temperatura corporea e il battito cardiaco.
Il cioccolato, tipico regalo di San Valentino, contiene la feniletilamina che libera le stesse endorfine rilasciate durante l’attività sessuale, in grado di contrastare la depressione e i cali d'umore, purtroppo però gli studi attuali suggeriscono che il cioccolato non ha nessun effetto significativo sulla libido, può però provocare sensazioni di eccitazione e benessere generale. L’anguria, grazie alla presenza della citrullina, che favorisce la vasodilatazione con la produzione di arginina e monossido di azoto, stimola il desiderio sessuale con effetti simili a quelli del Viagra, ovviamente in modo minore anche perché la quantità di citrullina è più elevata nella buccia, che nella parte edibile ... tenete però conto che la citrullina è anche presente nel cetriolo, melone, zucca, aglio, cipolla e frutta secca. Il fico nella Bibbia descritto nel Giardino dell’Eden, è da sempre nell’immaginario comune, legato al piacere e alla sensualità. I fichi hanno un'alta concentrazione di antiossidanti, flavonoidi e polifenoli che possono generare sensazioni di rilassamento e benessere. La fragola, considerata dagli antichi romani come il frutto di Venere a causa della sua forma a cuore e del suo colore rosso, è ricca di VitC e di composti che stimolano la produzione degli ormoni sessuali, in generale fa bene alla salute. L’aglio sembra essere realmente un alimento afrodisiaco, l’allicina, la sostanza che dona a questo cibo il suo odore caratteristico, oltre alle proprietà antibatteriche, incrementa il flusso sanguigno verso gli organi sessuali e di conseguenza facilita e migliora la qualità degli incontri amorosi. Le ostriche, ricche di zinco, sale minerale estremamente utile per la produzione del testosterone e dello sperma, secondo la leggenda era alla base dello charme di Casanova, che ne mangiava molte crude, tutte le mattine. Il peperoncino per la capsaicina, l’elemento che causa la sensazione del piccante, provoca un rapido rilascio di adrenalina ed endorfine che certamente possono aiutare a sentirsi nel “mood” giusto, per gli incontri amorosi. Gli asparagi in passato in Francia, venivano serviti agli sposi, per aumentare la loro eccitazione nella “prima notte” dopo lo sposalizio…leggenda o verità? Non è chiaro, ma sono sicuramente ricchi di potassio, fibre, VitB1, B6, A, C, acido folico e VitE, che stimolano gli ormoni maschili, favorendo una vita sessuale sana e una maggiore virilità quindi, seppur presenti pochi mesi dell’anno, solo in primavera, vale la pena consumarli… Il parmigiano fino ad ora collegato ad un miglioramento dell’attività sessuale (in studi su sistemi murini), è considerato un alimento dall’alto valore nutrizionale, ricco di proteine, ricco in tirosina, un precursore della dopamina. Il ginseng, alcuni studi hanno dimostrato che un consumo di circa 3 gr giornalieri possa provocare un miglioramento rispetto alla disfunzione erettile.

In conclusione alcuni alimenti sono davvero afrodisiaci, stimolano e provocano desiderio ed eccitazione sessuale, spesso però prevale l’effetto placebo, ciò che causa un aumento del desiderio sessuale più di qualsiasi altra cosa è un sano rapporto nella coppia, la tranquillità data da un rapporto sessuale protetto e uno stato di benessere che si può ottenere seguendo una dieta varia e salutare e un adeguato esercizio fisico.

Mantenersi in salute è già SEXY!!

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La “dieta” come stile di vita, punto cardine per la prevenzione e la terapia nel reflusso gastroesofageo

 

A cura della dott.ssa Morena Franco

Controllo del peso e del grasso addominale

L'eccessiva presenza di grasso a livello addominale comporta una pressione intraddominale più elevata del normale che tende a influire sulla struttura e il funzionamento dello stomaco, in particolare del cardias che  s'indebolisce dal punto di vista muscolare, divenendo meno efficace nel contenere i succhi gastrici che riescono con maggiore facilità a risalire in esofago.


Cosa mangiare

Gli alimenti magri e ricchi di proteine come carne biancauova, pesce che comportano meno produzione di succhi gastrici e aumentano il tono muscolare del cardias.

La verdura fresca, per il ridotto contenuto di grassi e zuccheri.

I cereali integrali, ricchi di fibre che assorbono i succhi gastrici dello stomaco, rendendo meno probabile il fenomeno.

La frutta povera di acido citrico, come i meloni, le perele mele, le banane e i frutti di bosco, perché mantengono entro valori accettabili il tasso di acidità dello stomaco.

Cosa evitare

I cibi grassi, gli intingoli, il cioccolato, il caffè, le bibite gasate, i brodi e le minestrine soprattutto nel pasto serale.

 

Come cucinare

Utilizzate la cottura al cartoccio per il pesce o le carni magre oppure alla piastra a basse temperature.

La cottura al vapore per le verdure o il consumo a crudo.

Condire con olio EVO a crudo.

Come mangiare

Masticare bene senza fretta, deglutire con cautela.

Consumare i pasti in serenità.

Evitare le grandi abbuffate e preferire il consumo di pasti piccoli e frequenti.

Mantenere la postura eretta durante e subito dopo i pasti, per almeno 45-60 minuti.

Coricarsi dopo almeno due ore, mantenendo la testa sollevata per garantire che i succhi gastrici rimanenti non risalgano nell’esofago.

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Disturbi del comportamento alimentare

 

A cura della dott.ssa Morena Franco

Il comportamento alimentare è il risultato dell’azione congiunta di fattori esterni ed interni all’individuo: lo stile cognitivo, le percezioni sensoriali, fame-sazietà, ma anche le abitudini famigliari, le informazioni sugli alimenti, tutto ciò condiziona la scelta e l’assunzione dei cibi.

Con il termine di comportamento alimentare, si guarda più che alla valutazione quantitativa (apporti di energia, di macro e micro nutrienti) a quella qualitativa e cioè al tipo di controllo che l’individuo esercita sulla propria alimentazione. Il comportamento alimentare si sviluppa precocemente nell’uomo a partire dai primi anni di vita ed il suo normale sviluppo può portare ad un aumento di peso adeguato e a comportamenti alimentari sani nel corso di tutta la vita.

I Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA) rappresentano delle alterazioni più o meno gravi del rapporto che l’individuo ha con il cibo, e possono essere il sintomo centrale ed eclatante di una grave sofferenza psichica frutto di un perenne “conflitto” interiore scatenato dalla “fobia” di aumentare di peso, dalla ansia di introdurre troppe “calorie”, dalla distorsione dell’immagine corporea e dalla paura della “fame” e delle sue conseguenze.

L’American Psychiatric Association (APA) ha pubblicato nel maggio 2013 la quinta edizione del Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (DSM-5), frutto di un processo di revisione di 14 anni. Il DSM-5 ha introdotto numerose novità per cercare di migliorare la descrizione dei sintomi e dei comportamenti delle persone che soffrono di disturbi della nutrizione e dell’alimentazione nel corso della loro vita.

Il DSM-5 fornisce la seguente definizione dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione: “I disturbi della nutrizione e dell’alimentazione sono caratterizzati da un persistente disturbo dell’alimentazione o di comportamenti collegati con l’alimentazione che determinano un alterato consumo o assorbimento di cibo e che danneggiano significativamente la salute fisica o il funzionamento psicosociale”.

Il DSM-5 include le seguenti categorie diagnostiche (le prime tre riguardano soprattutto i disturbi della nutrizione dell’infanzia):

  1. Pica

  2. Disturbo di ruminazione

  3. Disturbo da evitamento/restrizione dell’assunzione di cibo

  4. Anoressia nervosa

  5. Bulimia nervosa

  6. Disturbo da alimentazione incontrollata

  7. Disturbo della nutrizione o dell’alimentazione con specificazione

  8. Disturbo della nutrizione o dell’alimentazione senza specificazione

E opinione generale che i DCA siano divenuti più comuni negli ultimi decenni, tanto da rappresentare la terza patologia psichiatrica più diffusa tra gli adolescenti e, nella fascia di età pediatrica. I DCA interessano più frequentemente il sesso femminile (rapporto uomini/donne pari a 1/10) e sono più diffusi nei paesi industrializzati in tutte le classi sociali, con crescente incidenza nelle periferie urbane.

 

Le cause dei DCA sono molto complesse e ancora poco conosciute, le ipotesi e le ricerche si sono concentrate soprattutto su anoressia nervosa e bulimia nervosa.

Nell’insorgenza dei DCA vengono ad interagire fattori genetici con fattori culturali, su cui agiscono altri fattori scatenanti (un qualunque trauma), che fanno precipitare una situazione che, altrimenti, poteva rimanere latente. Questa, a sua volta, crea i presupposti (fattori di mantenimento), perché la malattia si autoperpetui. Si parla quindi di fattori di rischio, cioè di condizioni antecedenti al disturbo che aumentano la probabilità della sua comparsa.

Vista la complessità dei quadri dei DCA, il perdurare per lunghi periodi della vita di individui in giovane età, con ricadute importanti sullo stato di malnutrizione o di ipernutrizione, con alterazioni/complicanze  metaboliche e funzionali, con alterazioni della composizione corporea, dell’assetto ormonale, del quadro elettrolitico, con conseguenti danni di organi e tessuti, è importante minimizzare l’uso della diagnosi vaga di “disturbo dell’alimentazione non altrimenti specificato” ma effettuare una diagnosi che descriva accuratamente i sintomi e i comportamenti, al fine di intraprendere un piano di trattamento multidisciplinare che coinvolga più figure professionali dal pediatra /medico di base, psicologo, counselor motivazionale, psicoterapeuta, nutrizionista al clinico o medico specializzato per organo o apparato eventualmente compromesso. 

Nei casi di DCA il lavoro in team rappresenta sicuramente il miglior approccio e supporto che si possa fornire al fine di ottenere risultati efficaci e duraturi.