BUONA LETTURA

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TRASFORMA L'ANSIA IN ALLEATA CON IL POTERE DELL'IMMAGINAZIONE

a cura della dott.ssa Valeria Viano

“Le nostre paure sono molto più numerose dei pericoli che corriamo.
Soffriamo molto di più per la nostra immaginazione che per la realtà.”
Seneca anticipa le più recenti teorie delle emozioni quando ci insegna che spesso la paura nasce dalla nostra fantasia, più che dalla percezione di un reale pericolo.
La risposta automatica della paura è adattiva e ci difende da un evento minaccioso preparando l’organismo all’attacco o alla fuga. E cosa succede se la situazione temuta non è reale, ma frutto della nostra immaginazione?
La nostra mente anticipa le conseguenze negative e immagina scenari sfavorevoli, trasformando così la naturale e immediata reazione di paura in ansia anticipatoria per qualcosa che potrebbe accadere. In questi casi non siamo focalizzati sul momento presente, bensì ci pre-occupiamo della
situazione proiettandoci in un futuro immaginato: abbiamo paura di avere paura. L’immaginazione è utile a figurarsi strade diverse per raggiungere i nostri obiettivi, ipotizzare eventuali ostacoli e nuove possibilità di azione; può diventare però invalidante se lasciata in balìa di pensieri limitanti che rischiano di compromettere la performance.

“Non devo assolutamente fallire”, “Se sbaglio mi giudicheranno; è terribile essere criticato”, “Andrà sicuramente male, come l’ultima volta”, sono esempi di un dialogo interno
negativo. Ecco che lo stato temuto diventa così vivido da indurre visibili cambiamenti fisiologici: tachicardia, sudorazione, innalzamento della pressione, tremore, iperventilazione. E tu… come usi l’immaginazione? Inizia ad osservare i pensieri che attraversano la mente prima di una prestazione per te importante e, una volta individuati, scrivili per valutare se sono
funzionali e ti permettono di mettere in campo le tue risorse. Per trasformare e rendere efficace il modo in cui dialoghi con te stesso, puoi allora chiederti: “Quali pensieri mi permettono di entrare in azione attivando
i miei punti di forza?”
Se desideri ottenere risultati ottimali in ambito personale, lavorativo, sportivo, posso accompagnarti in un percorso di coaching per allenare la mente a rimanere focalizzata sulla prestazione presente e ad utilizzare il potere dell’immaginazione per raggiungere ciò che desideri.
Scrivimi e prendi un appuntamento - Valeria Viano
studiodelta.vviano@gmail.com

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LA SESSUALITA' AI TEMPI DEL COVID

a cura della dott.ssa Valeria Viano

E' trascorso poco più di un anno da quando le misure di contenimento relative al Covid-19 sono entrate nella vita di ciascuno di noi, causando tanto rapidi quanto drastici cambiamenti nel modo di vivere la quotidianità e le sue sfaccettature, tra cui quella sessuale.

Le coppie genitoriali si sono trovate improvvisamente a condividere intere giornate con i figli in spazi più o meno ristretti, con il difficile compito di salvaguardare la loro intimità.

I partner non conviventi hanno dovuto fare i conti con la lontananza fisica che, oltre ad essere motivo di tristezza e frustrazione, ha inevitabilmente impattato sulla sessualità.

 

La riduzione dell’attività sessuale ha interessato anche le coppie che, chiuse dentro le mura di casa in una inaspettata convivenza forzata, hanno fatto i conti con le criticità preesistenti del loro rapporto. 

 

L’impossibilità di spostarsi e di frequentare luoghi di incontro ha annullato le opportunità dei single di conoscere nuovi partner sessuali. Ma la loro difficoltà non è rimasta circoscritta al periodo di lockdown: durante la fase di temporanea riapertura, infatti, le persone si sono scontrate con il disagio causato dalla difficoltà di mediare tra il desiderio sessuale, da un lato, e la paura del contagio, dall’altro.

 

Seguire l’istinto avvicinando un possibile partner, oppure proteggersi dal rischio di infezione con l’evitamento sociale?

La mancanza di una risposta sicura a questa domanda, ancora oggi, alimenta la confusione e la preoccupazione per un futuro incerto.

La paura, intesa come reazione immediata ad un pericolo reale, si è trasformata per molte persone in uno stato di ansia generalizzato e prolungato nel tempo.

Quando l’individuo si trova di fronte ad un evento stressante, il suo sistema psico-fisico è impegnato a ristabilire l’equilibrio interno e la ricerca del piacere passa in secondo piano. Possiamo dunque immaginare le conseguenze che una persistente condizione di stress produce sulla sessualità: il calo del desiderio sessuale è il primo step, seguito da scompensi che interessano le altre fasi del rapporto, quali l’eccitamento e l’orgasmo.

Tenendo presente che i momenti di oscillazione della libido sono naturali nel ciclo della vita di coppia, in un momento delicato come quello esaminato in cui noia, pigrizia e malumore rischiano di trasformarsi in passività, apatia e malinconia, è consigliabile ricercare insieme al partner nuovi stimoli e ritagliarsi momenti di gioco che possano riattivare il desiderio di condividere l’intimità sotto le lenzuola e contribuire, così, a rafforzare la relazione.

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STOMACO IN FIAMME E RABBIA REPRESSA

a cura della dott.ssa Valeria Viano

“Questa proprio non l’ho digerita…” non è soltanto un modo dire, ma è ciò che realmente avviene nel nostro corpo.

Quando non “digeriamo” un evento spiacevole e ci sentiamo costretti a reprimere le nostre emozioni, si innesca un processo che genera disturbi a livello fisico.

Il disturbo psicosomatico è un meccanismo di difesa utilizzato dalla nostra mente per difendersi da un disagio emotivo, spesso causato da emozioni non riconosciute e non elaborate.

Il corpo diventa pertanto il canale tramite il quale esprimere la tensione e le emozioni che decidiamo di soffocare, come ad esempio la rabbia.

L’energia emotiva generata dalla rabbia, causata dal nostro naturale istinto di sopravvivenza in presenza di un nemico o in riposta ad un torto subito, se non correttamente gestita e scaricata corre il rischio di bloccarsi a livello addominale. Il dolore allo stomaco diventa così indicatore di un’errata elaborazione della rabbia, di un’incapacità di metabolizzare psicologicamente eventi vissuti che hanno causato un’emozione di disagio.

Se la condizione si protrae, arriviamo a sviluppare disturbi gastrointestinali quali colon irritabile, gastrite e reflusso: ecco che l’aggressività repressa “incendia” lo stomaco.

Imparare a gestire le emozioni permette di utilizzare le proprie risorse psico-fisiche in modo efficace e ad ottenere i risultati desiderati sul lavoro, in ambito sportivo, nelle relazioni sociali e affettive, nonché ad evitare disagi fisici.

E’ possibile gestire in modo efficace la rabbia?

Iniziamo conoscendo i segnali che esprimono uno stato rabbioso: in che modo il corpo lo comunica? Battito cardiaco accelerato, sudorazione intensa e muscoli irrigiditi sono solo alcuni dei più diffusi indicatori della rabbia.

 

Il presupposto principale è prendere coscienza dello stato in cui ci troviamo, riconoscendone i segnali: che sensazioni sto provando? Quali situazioni hanno fatto scaturire in me la rabbia?

Una volta consapevoli, proviamo a metterci in una situazione di tranquillità e a descrivere il blocco allo stomaco nei dettagli, dandogli una forma, un colore, una dimensione e una consistenza. Visualizzare la rabbia permette di trasformare la sensazione diffusa di malessere in un’immagine precisa e quindi di aumentare la percezione di controllo.  

 

A questo punto, è fondamentale saper scaricare la rabbia, attraverso una serie di azioni che ci permettono di gestirla, senza reprimere le sensazioni che percepiamo:

 

  • la respirazione lenta, ascoltando il respiro all’altezza dell’addome e rilasciando l’aria profondamente dalla bocca, assicura rilassamento;

  • gli esercizi di rilassamento muscolare progressivo, basati sull’alternanza di contrazione e distensione dei diversi distretti muscolari;

  • gli esercizi di liberazione vocale: scegliere una vocale che associamo alla rabbia e riproduciamola con diverse tonalità di voce in modo graduale, prima sussurrando e poi urlando, per valutare l’intensità dell’emozione che proviamo;

  • l’attività fisica permette di sfogare la rabbia e di migliorare l’umore attraverso il rilascio di endorfine;

  • suonare uno strumento consente di riprodurre le emozioni dentro di sé, per poi liberarle. Per scaricare la rabbia sono particolarmente indicati il tamburo e il bongo: il suono duro delle loro vibrazioni richiama l’energia sperimentata quando si è arrabbiati e permette di dare voce al proprio stato d’animo, liberarlo e scaricare così le tensioni accumulate.

 

Partendo dalla visione dell’individuo come unità di corpo e mente, il lavoro integrato su queste due componenti si rivela l’approccio ideale per individuare l’origine e risolvere gli stati di alterazione dell’organismo, nonché delle patologie psicosomatiche vere e proprie.

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FUORI CONTROLLO: COS'E' IL BINGE EATING

a cura della dott.ssa Valeria Viano

“Mi vergogno di aver mangiato così tanto…” chi soffre del disturbo da binge eating si ripete spesso questa frase.

Binge Eating Disorder identifica la perdita di controllo di chi, di fronte al cibo, incorre in frequenti episodi di abbuffate che lo costringono a mangiare smisuratamente e per diverse ore.

La definizione di questa patologia ha origini piuttosto recenti: nel 1992 Spintzer e collaboratori, approfondiscono una ricerca del 1959 con la quale Albert Stunkard intendeva classificare le diverse forme di obesità.

Stunkard racconta di come le persone soggette a tale problema perdano completamente il controllo di cosa e di quanto stanno mangiando, arrivando a consumare un quantitativo di cibo largamente superiore a quello che consumerebbe qualsiasi individuo in condizioni di normalità.

 

Cosa succede e come ci si sente nel corso di un’abbuffata?

Si ingurgitano dosi di cibo sproporzionate anche in assenza di appetito, fino a sentirsi sgradevolmente ed eccessivamente sazi; si mangia velocemente ed in modo famelico.

Le persone affette da tale disturbo provano una forte sensazione di disagio e disgusto verso loro stessi, accompagnata, a volte, anche da depressione e da sensi di colpa per l’accaduto.

Definiscono il loro comportamento come “assolutamente riprovevole”, tanto da sentirsi imbarazzati per la loro condizione e da decidere di abbuffarsi in piena solitudine.

Si passa da 1-3 abbuffate settimanali, nelle forme lievi, a 14 o più episodi alla settimana, in casi estremi.

 

Cosa impedisce, a livello mentale, di controllare il rapporto con il cibo?

Bloccare le emozioni: è questo l’obiettivo di chi non è in grado di gestire la propria ansia, la propria angoscia, la carenza di affetto, il senso di vuoto.

In tal senso il cibo riveste un ruolo consolatorio con il suo effetto lenitivo sulle emozioni, in quanto garantisce un immediato senso di gratificazione. Immediato seppur momentaneo sollievo contro sensazioni insopportabilmente opprimenti: ricerca di “anestesia emozionale” nei momenti in cui diventa impossibile convivere con uno stato d’animo doloroso.

Ma la disperata ricerca di una via di fuga attraverso il cibo non fa che innescare un circolo vizioso: alla sensazione di appagamento, segue il disagio provocato da una nauseante sazietà. Questo origina il senso di colpa, la percezione di non avere il controllo della propria mente, un senso di inadeguatezza di fronte alle sfide quotidiane, di repulsione verso il cibo e verso sé stessi. Il pensiero razionale “Mi vergogno di aver mangiato così tanto…” porterà ad una nuova sensazione di disagio e di impotenza che avvierà una nuova ricerca di appagamento attraverso il cibo.

 

A questo punto subentra un meccanismo di iper-controllo verso la propria alimentazione, ricorrendo ad una dieta estremamente rigida e non sostenibile a lungo termine, causando l’ennesima perdita di controllo e una conseguente nuova abbuffata.

Come approcciare la risoluzione del problema?

L’intervento terapeutico con cui viene affrontato il binge eating consiste in un percorso personalizzato volto a ridefinire l’effettiva funzione del cibo.

Il cibo non sarà più il nemico da sconfiggere, l’avversario che causa perdita di controllo e malessere, ma un potente alleato per raggiungere il benessere fisico e mentale.

Infatti, il raggiungimento di una piena consapevolezza nel momento del pasto permetterà di evitare un consumo esasperato di cibo per vivere, invece, un’esperienza appagante ogni volta che ci si siede a tavola.

Focalizzarsi esclusivamente su ciò che si sta mangiando permetterà di entrare in uno stato di massima concentrazione, paragonabile a quello che si raggiunge durante lo svolgimento di un’attività piacevole e coinvolgente.

Diventa fondamentale riconoscere le emozioni, che causano disagio, per essere in grado di gestirle:

  • imparare a percepire l’emozione nel proprio corpo, darle un nome, una forma, renderla concreta;

  • imparare a tracciare i pensieri ostili, anticipatori di un’abbuffata, in modo da disinnescare l’impulso di mangiare senza controllo.

Ma nella pratica, cosa si può fare?

  • connettere corpo e mente, per riconoscere le sensazioni del proprio corpo e distinguere la fame reale e controllabile, da quella emotiva e incontrollabile;

  • liberare in modo funzionale le proprie emozioni, lasciarle sfogare attuando una strategia utile ed efficace per gestire momenti di particolare ansia o stress;

  • prendere pieno controllo della propria mente prima del pasto, attraverso esercizi di respirazione che portino l’attenzione a rivolgersi esclusivamente al cibo e a pregustare la piacevolezza del momento;

  • concedersi uno spazio per apprezzare l’esperienza sensoriale che regala il cibo; lasciar inebriare tutti i sensi e rievocare momenti sereni attraverso profumi e sapori.